A cosa servono le emoticon

Non usare le emoticon può essere molto sconveniente. Vediamo perché.

 

Nate negli anni ottanta, le emoticon sono entrate a far parte del nostro modo di comunicare.

 

Le e-mail hanno quasi del tutto sostituto la posta cartacea, le chat di Facebook, Messanger, Instagram e Whatsapp impegnano gran parte della nostra giornata. Le usiamo per piacere, ma anche per lavoro.

 

E' un modo di comunicare è velocissimo, in tempo reale e spesso ci impegna in maniera multipla: mentre mandi un’e-mail, rispondi tramite whatsapp e ricevi, allo stesso tempo, un messaggio su Instagram!

 

La comunicazione multipla e in tempo reale va a discapito della comprensione e dell’interpretazione del messaggio, le quali sono affidate sempre al ricevente.

 

Facciamo un esempio: Laura scrive in maniera scherzosa a Marco “non mi va di vederti stasera” e questi interpreta il messaggio in maniera seriosa o addirittura cattiva.

 

Come evitare tutto questo? Utilizzando l’emoticon. Se Laura avesse scritto “non mi va di vederti stasera “ seguito da una faccina sorridente che fa la linguaccia, Marco avrebbe senz’altro capito che si trattava di uno scherzo.

 

Un messaggio breve, quindi non articolato, privo di argomentazioni, introduzioni o spiegazioni viene filtrato dal ricevente, il quale darà al messaggio un suo personale significato che non sempre ha valore oggettivo.

 

Se il ricevente è di pessimo umore, per esempio, potrebbe come nel caso di Marco, fraintendere le vostre buone intenzioni.

 

Quando parliamo possiamo utilizzare il linguaggio non verbale e paraverbale

, ma di certo non possiamo farlo con un messaggio scritto e di poche centinaia di caratteri.

 

Una faccina, un animaletto, un cuoricino diventano messaggeri di emozioni.

 

Le emoticon sono uno strumento da usare consapevolmente. Non farne economia!

 

Ci sono anche emoticon che diventano una vera e propria firma.

 

Qual è la tua?