Parole deboli

Quando comunichi ci sono delle forme verbali o delle parole che vanno utilizzate con molta cautela.

Prendiamo, per esempio, il vero pensare nell’accezione di credere qualcosa.

Immagina di essere in un ristorante gourmet, di aver ordinato un piatto particolare e costoso e di avere là presente il cuoco a descriverne la prelibatezza.

Come ti sentiresti se lo chef, magari super stellato, dopo averne decantate le qualità terminasse il suo discorso con un “penso sia buono”?

Saresti ancora convito di stare per gustare una pietanza deliziosa?

Probabilmente un dubbio s’insinuerebbe nella tua mente, quello di star pagando molto un piatto che “forse” è buono, proprio perché lo stesso creatore della ricetta “pensa” che lo sia, ma non mostra di esserlo convinto del tutto.

La formula “penso che” non mostra convinzione, né tanto meno una presa di impegno.

“Penso che riprenderò a fare palestra”, “penso che mi metterò a dieta”, “penso che studierò di più”.

Questa formula è anche debole nei confronti di te stesso perché ascia sempre una possibilità di fuga, un dubbio.

Tra l’altro la parola dubbio etimologicamente esprime incertezza di giudizio su due differenti e/o contrarie interpretazioni di un fatto.

Se punti ad avere credibilità, utilizza il verbo pensare con molta attenzione e parsimonia.

Al suo posto usa “sono certo che” o semplicemente il futuro semplice e vedrai che il tuo discorso ne guadagnerà in potenza.